Biografia

Simone Domeniconi

Sono nato a Carpi (MO) nel 1972.

Vivo e lavoro facendo la spola tra Massa e Seravezza (LU).
La mia prima grande passione artistica è stata la Poesia.

La prima l’ho scritta a 14 anni, al liceo. Sono cresciuto attraverso l’amore per la Poesia in lingua spagnola di Rafael Alberti, Pablo Neruda, Federico Garcia Lorca, Pedro Salinas, i fratelli Machado, e molti molti altri. La generazione del ’27, per intenderci.


Crescendo è iniziato anche l’amore per la grande Pittura del ‘400 e ‘500: Masaccio, Beato Angelico, Piero della Francesca, Botticelli, Tintoretto, Veronese. Fino al maestoso ‘600 di Caravaggio e Rubens.
Dopo una brevissima esperienza all’Accademia di Belle Arti di Carrara, ho iniziato ad andare ‘a bottega’ direttamente da Pittori e Maestri d’Accademia.

Così, dopo alcune sperimentazioni con tecniche e materiali differenti, ho sentito il desiderio di cercare un linguaggio che appartenesse soltanto a me.
Un linguaggio ‘contemporaneo’, che però non abiurasse la grande tradizione pittorica italiana, e che rappresentasse ‘la società di oggi’ nei suoi molteplici aspetti.
GLI SCACCHI.

Gli Scacchi hanno sempre esercitato su di me un fascino particolare, direi ancestrale.
Mi hanno sempre legato all’adolescenza e al rapporto con mio padre, con il quale ci giocavo, quando tornava dal lavoro, la sera.
E poi gli Scacchi sono la perfetta metafora della società contemporanea: dall’economia alla finanza, dai rapporti sociali fino a quelli affettivi: tutto sembra spesso essere ordito sulla trama di una scacchiera. Infatti si usa anche l’espressione ‘lo scacchiere mondiale’.
Gli Scacchi sono la perfetta sintesi, il crocevia, della tradizione e della innovazione, del Vecchio e del Nuovo. Una sorta di ‘crinale’ dove Passato e Futuro si sfiorano, nel Presente. Quello che stavo cercando, insomma.

Formazione Artistica

La mia prima grande passione artistica è stata la Poesia. La prima l’ho scritta a 14 anni, al liceo. Sono cresciuto attraverso l’amore per la Poesia in lingua spagnola di Rafael Alberti, Pablo Neruda, Federico Garcia Lorca, Pedro Salinas, i fratelli Machado, e molti molti altri. La generazione del ’27, per intenderci.
Crescendo è iniziato anche l’amore per la grande Pittura del ‘400 e ‘500: Masaccio, Beato Angelico, Piero della Francesca, Botticelli, Tintoretto, Veronese. Fino al maestoso ‘600 di Caravaggio e Rubens.
Dopo una brevissima esperienza all’Accademia di Belle Arti di Carrara, ho iniziato ad andare ‘a bottega’ direttamente da Pittori e Maestri d’Accademia.

Così, dopo alcune sperimentazioni con tecniche e materiali differenti, ho sentito il desiderio di cercare un linguaggio che appartenesse soltanto a me.
Un linguaggio ‘contemporaneo’, che però non abiurasse la grande tradizione pittorica italiana, e che rappresentasse ‘la società di oggi’ nei suoi molteplici aspetti.
GLI SCACCHI.

Gli Scacchi hanno sempre esercitato su di me un fascino particolare, direi ancestrale.
Mi hanno sempre legato all’adolescenza e al rapporto con mio padre, con il quale ci giocavo, quando tornava dal lavoro, la sera.
E poi gli Scacchi sono la perfetta metafora della società contemporanea: dall’economia alla finanza, dai rapporti sociali fino a quelli affettivi: tutto sembra spesso essere ordito sulla trama di una scacchiera. Infatti si usa anche l’espressione ‘lo scacchiere mondiale’.
Gli Scacchi sono la perfetta sintesi, il crocevia, della tradizione e della innovazione, del Vecchio e del Nuovo. Una sorta di ‘crinale’ dove Passato e Futuro si sfiorano, nel Presente. Quello che stavo cercando, insomma.