“L’Arte è il dono che Dio ha concesso all’uomo per completare l’opera della Creazione”.

Simone domeniconi

Per Simone Domeniconi la vita è come una partita a scacchi.

É la metafora di cui si avvale per alimentare pittoricamente le sue storie. D’altronde basta osservare ciò che succede nel mondo, soprattutto in ambito economico e politico, per trovare facili agganci di questo tipo: certi comportamenti sembrano infatti dettati dall’intenzione di vanificare o di anticipare le mosse di un concorrente o di un avversario che sia ipoteticamente seduto al medesimo tavolo da gioco.

E sovente la posta in palio è talmente alta da poter decretare il futuro sociale o addirittura esistenziale di intere popolazioni attraverso la fredda determinazione di un gesto: la pedina fatidica e risolutiva può allora prendere le sembianze di un potente operatore alla borsa di New York o di un dittatore pronto a premere il bottone che liberi il missile della catastrofe.

E se la vita è dunque da assimilare a una partita a scacchi, il mistero che l’accompagna si infittisce, come ci ricorda Jorge Luis Borges in un sonetto intitolato per l’appunto “Scacchi” che così si conclude:

“Dio muove il giocatore e questi il pezzo.

Ma dietro Dio quale altro dio la trama

di vita di morte ad ordine è avvezzo?”

Nel suo studio Domeniconi rivisita in alcune circostanze le opere di celebri artisti di un passato più o meno recente per rileggerle criticamente attraverso la decisa e talora traumatica interpretazione di questo gioco. Infatti l’atto creativo si può tradurre in un gesto di particolare evidenza espressiva perchè l’oggetto significante entra come un elemento di rottura percettiva del corpo dell’opera al pari di una bandierina o di una marcata sottolineatura su una mappa militare.